“Quando ero bambina mio papà mi portava al porto a Finale Ligure, nel ponente della Liguria; ci mettevamo su un molo con le gambe a penzoloni mangiando noccioline, guardavo le barche disormeggiare e partire… verso il mare, senza confini… E il mare senza vie è sempre stato il mio punto di riferimento. Poi un giorno, per caso, una visita in porto, al di là dei cancelli che avevo sempre visto chiusi.
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Ho trovato una città nella città… un altro mondo. Ho visto la prua di una porta-container da vicino, le altissime Gru… e ho sentito per la prima volta l’odore di nafta, che non mi ha più lasciato. Sono passati 20 anni, il porto è sempre la mia musa ispiratrice: le navi partono e arrivano e se le vuoi fotografare devi essere disposto ad aspettare, magari in una banchina con la tramontana, o corri in scooter per arrivare a prendere l’arrivo… Le mie fotografie non sono perfette, le potrebbe fare chiunque, non sono quadri, sanno di sale, di lavoro, di attese, di partenze, di sole, di nafta; sono diverse a seconda di chi le guarda… hanno l’obiettivo di far vedere a tutti quelli che non hanno la possibilità di vedere che cosa succeda nell’altra metà di Genova, nello splendido teatro sul porto. Genova non è una città di mare: Genova è una città di porto”.