Secondo l’opinione tradizionale, viziata da pregiudizi attuali proiettati sul passato, le donne nel Medioevo lavoravano in casa, tessendo e filando, magari alla luce di una candela ricordando il fuggire inesorabile del tempo, come ce le dipinge in una lirica Ronsard.
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Le ricerche recenti, che in questa seconda edizione del volume vengono ulteriormente approfondite da un’appendice di aggiornamento, mostrano un quadro completamente diverso: donne occupate in tutti i possibili settori, comprese l’edilizia, le miniere e le saline. Imprenditrici che si autofinanziavano con propri capitali ottenuti dalla vendita di abiti e gioielli. Donne l’entità dei cui salari – spesso in grado di far fronte autonomamente a situazioni di necessità –, non era dovuta alla differenza di genere, ma a una pluralità di fattori (età, perizia tecnica). Donne che col proprio lavoro riuscivano a mantenere sé stesse e i familiari in difficoltà, o a saldare i debiti dei mariti. Nobildonne impegnate nelle attività imprenditoriali più varie. Donne non escluse dalle corporazioni, ma che ne rimanevano al di fuori per propria volontà.