Genova, dopoguerra. Franco ritrova un vecchio diario che, negli ultimi mesi di guerra, Leandro, aveva nascosto in una grotta. Leggendolo, ricostruisce il passato di suo padre, fatto di lavoro, trincea, sfollamenti tra Liguria, Toscana e Piemonte.
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Ma soprattutto scopre le zone d'ombra di una generazione cresciuta dentro il regime: l'adesione, i dubbi, ciò che si sapeva, e ciò che si è scelto di non vedere. Alla memoria del padre si intrecciano i ricordi dell'infanzia: le adunate, l'educazione dei regime, la guerra vissuta senza comprenderla. Dalla chiamata alle armi per la Grande Guerra al secondo conflitto mondiale e alla ricostruzione, quando tutto deve essere rimesso in discussione. Nelle ultime pagine scritte a distanza di anni, Leandro rilegge la propria storia e prova a darle un senso. È qui che il racconto si apre a una riflessione più ampia: sulla responsabilità individuale, sulle illusioni collettive e sul prezzo della libertà. Il serpente fuma la pipa è un romanzo che intreccia memoria privata e storia evitando ogni semplificazione e restituendo la complessità di un tempo in cui capire non era sempre possibile, ma dimenticare non lo è mai del tutto.