“La prima grande sventura del popolo russo è stata la nascita di Lenin. La seconda è stata la sua morte” ha scritto Winston Churchill nel 1929. «Un ritratto inedito e appassionante dell'uomo e del leader.» - Simon Sebag Montefiore «Lenin avrebbe considerato il mondo di oggi maturo per una rivoluzione.
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E oggi il mondo guarda a lui non per le sue risposte fallaci e sanguinarie, ma perché si è posto le nostre stesse domande.» La Rivoluzione russa del 1917 ha destabilizzato l’assetto politico dell’Europa e del mondo intero, e oggi tutti conoscono gli sconvolgimenti che ha provocato. Le interpretazioni storiografiche sono state molteplici: per un lungo periodo molte posizioni sono state strumentalmente ideologi- che, volte all’apologia o alla condanna del sistema sovietico. Il giudizio storico sulla personalità di Lenin, sulle sue motivazioni e le sue intenzioni, ha subito una sorta di congelamento ed è stato raramente rivisto nel corso dell’ultima generazione. Lenin è stato dipinto spesso come un ideologo rigido, un comunista fanatico, ma questo è vero fino a un certo punto. Si considerava un idealista, scrive Sebestyen, e nei rapporti personali si comportava nel modo in cui era stato educato: come un gentiluomo dell’alta borghesia. Era capace di ridere, a volte persino di se stesso. Non era un sadico e non era interessato ai dettagli della morte delle sue vittime, le soppressioni erano politica- mente necessarie e gli individui nient’altro che dei numeri. Guidato dall’idea che il fine giustifica i mezzi, pur di rimanere ben saldo al potere mentì senza vergogna, offrendo al suo popolo soluzioni semplici a questioni complesse. Voleva il potere e voleva cambiare il mondo. Dopo il crollo dell’URSS, il dibattito si è fatto meno politicizzato, ma è in questo libro che per la prima volta si indaga il ruolo di Lenin e della Rivoluzione alla luce dell’enorme mole di nuove informazioni emerse su di lui in seguito all’apertura degli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica: dalla Russia violenta, tirannica e corrotta in cui visse agli scritti di filosofia ed economia marxista, fino alla relazione con le donne della sua vita: la moglie Nadja e l’affascinante Inessa Armand. In gran parte dell’Occidente, oggi, si è manifestata una perdita di fiducia nel processo democratico. Per milioni di persone, le certezze che due generazioni avevano accettato come presupposti incontestabili hanno iniziato a vacillare. “È improbabile” scrive l’autore “che si adotteranno le soluzioni di Lenin, ma oggi le sue domande vengono sollevate di nuovo ed è possibile che le risposte siano altrettanto repressive.”
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