C’è una banda di partigiani che si nasconde tra le alture di Ovada e tra loro ci sono Gragnora, ruvido e sanguigno ma con il cuore grande, Vaniglia, campione mancato con la passione di Fausto Coppi, e Niccolò, che ha tante donne fino a quando incontra la bella Zena. C’è un delitto atroce che cambierà la vita di tutti e c’è la ricerca di un colpevole che non trova le risposte giuste.
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C’è la Resistenza, in questo libro, ma prima ancora c’è la guerra, una guerra che deve finire, che tutti vogliono che finisca ma invece non finisce. E quando finalmente lo fa, quello che resta è l’amaro in bocca dei molti che per la libertà avevano combattuto. C’è soprattutto il disincanto del dopo, quando le differenze sembrano appiattirsi e ad accomunare tutti resta solo la povertà. C’è Genova, città delle Resistenze, dove chi ha combattuto non dimentica e continua a resistere, continua a non confondere. Mai come in questa vicenda il privato è politico, ma anche viceversa: l’animo umano viene scandagliato dall’autore nelle sue vette e nei suoi abissi con una scrittura asciutta e mirabilmente senza fronzoli, ma capace di tenerci incollati alle pagine fino alla fine, quando sarà inevitabile sentirsi soli almeno un po’. Come un campione in fuga, probabilmente.